Sept. 26, 2026 184

Il gioco dell'oca

Noi vorremmo sempre poter sbianchettare qualcosa della nostra storia.
Un errore relazionale, una mancanza genitoriale, qualcosa che avremmo voluto ricevere e non abbiamo ricevuto.
Vorremmo tornare indietro, fermarci in una casella e cambiare quello che è successo. Come in "Ritorno al futuro".
Eppure non si può e non è nemmeno tanto male questa impossibilità. Cosa troveremmo di noi oggi se quel passato fosse stato diverso?
Possiamo, però, tornare in quella casella e scoprire che, a volte, quella stessa casella può essere letta anche in un altro modo. Che ogni casella, persino quelle apparentemente solo negative, hanno una duplice lettura.
In questa versione di gioco terapeutico, individuiamo gli eventi salienti della nostra vita, guardando ad essi in modo creativo, associandoli alle tappe simboliche ed archetipiche del gioco dell'oca: prigione, ponte, labirinto,ecc. La casella prigione, per esempio, rappresenta il blocco e l’immobilità, la mancanza di libertà. Eppure quello stesso blocco è anche protezione, è luogo in cui fermarsi, stare con se stessi, prendere coscienza di qualcosa.
Narrando la nostra storia, quella nostra storia la possiamo decostruire e ricostruire, perché noi esseri umani raccontiamo storie. Attraverso le storie costruiamo la nostra identità e cerchiamo di dare un senso a ciò che viviamo, un senso alla nostra vita, un senso al nostro personale gioco dell'oca. Perché trovare il senso della nostra esistenza nel mondo e saperlo intrecciare alla vita degli altri, in un equilibrio dinamico fra appartenenza e individuazione, è proprio l'obiettivo finale di ogni percorso.