Mi è capitata sotto mano quest’ultima opera di Rogers, uno dei pilastri della psicologia, che, lo ammetto, non aveva mai catturato particolarmente la mia attenzione.
Forse perché il suo approccio mi era sempre sembrato così semplice da rischiare di apparire quasi banale. Eppure mi ha stupito trovare nelle sue parole esattamente ciò che vivo nelle relazioni con le persone che incontro. Rogers individua tre elementi fondamentali.
La genuinità o autenticità. “Quanto più il terapeuta è se stesso nella relazione, non erigendo alcuna barriera professionale o facciata personale, tanto più grande è la probabilità che il cliente si trasformi. Il terapeuta si rende trasparente al cliente e il cliente può vedere senza esitazioni ciò che il terapeuta è nella relazione”.
L’accettazione. Accogliere l’altro per ciò che è, in quel momento, senza cercare di correggerlo, giudicarlo o riportarlo verso ciò che noi riteniamo dovrebbe essere.
E infine l’ascolto profondo.
Il terapeuta dev’essere in grado di calarsi all’interno del mondo privato dell’altro. Questo tipo di ascolto rappresenta una delle forze più potenti.
Rileggendolo oggi mi sono resa conto di quanto questi principi: presenza, ascolto vero e autenticità della relazione, siano la caratteristica forse principale nel mio modo di lavorare. Sono una psicologa come tante, uso tecniche come tante, quindi perché affidarsi proprio a me, non saprei, non ho una risposta assoluta. So però che, quando incontro una persona, cerco di esserci davvero.
Un modo di essere, Carl Rogers